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Paragrafo 4 . La politica economica.

     
Obiettivo  prioritario della politica economica  della  Destra  fu  il
pareggio  del bilancio. Questo, infatti, era pesantemente negativo,  a
causa  del  debito  pubblico accumulato dai singoli  stati  che  erano
entrati  a  far  parte del regno, delle spese per l'adeguamento  delle
strutture amministrative, per i lavori pubblici, per l'esercito.
     Per  colmare  il disavanzo, si fece ricorso al prestito  pubblico
attraverso  l'emissione di titoli di stato, e,  a  pi  riprese,  alla
vendita delle terre comunali ed ecclesiastiche incamerate dallo stato.
Molte  di  queste,  dislocate per la maggior parte nel  sud,  poterono
essere  acquistate solo da ricchi proprietari terrieri,  perch  messe
sul mercato a grandi lotti e senza possibilit di pagamenti differiti.
     Nel   1866,  per  far  fronte  ad  un  aggravamento  del  deficit
pubblico,  causato  dalle  spese militari necessarie  a  sostenere  la
guerra  di  liberazione del Veneto dall'Austria, il  governo  deliber
l'introduzione  del corso forzoso, grazie al quale,  non  essendo  pi
tenuto  a  convertire in oro la carta moneta, pot farne  stampare  in
maggiore  quantit  alle  banche autorizzate;  una  parte  del  debito
pubblico  pot  cos  essere coperta, ma la  conseguente  svalutazione
della  lira caus un aumento del costo della vita, che and a  colpire
soprattutto le classi lavoratrici.
     Lo  strumento  principale per garantire un afflusso  costante  di
denaro  nelle  casse  dello  stato  fu  il  prelievo  fiscale,  e   in
particolare  le  imposte  sui  redditi e  sui  consumi.  Quest'ultime,
gravando sui beni di prima necessit, colpivano pesantemente le  masse
popolari, peggiorandone le gi misere condizioni di vita.
     Nel  1868,  il  governo, preoccupato per il crescente  disavanzo,
attu un ulteriore inasprimento fiscale, attraverso l'introduzione  di
misure  straordinarie; fra queste, la tassa sul macinato, vale a  dire
sulle  farine  ottenute dalla macinatura dei cereali, che  erano  alla
base  dell'alimentazione quotidiana di gran parte  della  popolazione,
suscit un'ondata di proteste in tutta la penisola; il governo rispose
con  una  durissima  repressione, che caus pi  di  250  morti  e  un
migliaio di feriti.
     Nel  1875  fu  finalmente raggiunto il pareggio del bilancio;  la
Destra
     
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     aveva  salvato  lo stato dalla bancarotta, usando per  strumenti
ad elevato costo sociale.
     Le  imposte  sui  consumi  e la svalutazione  causata  dal  corso
forzoso,  mantenendo  alto il costo della vita,  avevano  impedito  il
miglioramento   delle  condizioni  di  vita  di   gran   parte   della
popolazione;  conseguentemente, erano stati inibiti anche  i  consumi,
tanto   che  le  attivit  imprenditoriali  avevano  registrato   solo
incrementi  molto  limitati nonostante l'unificazione  del  mercato  e
l'espansione  dei  trasporti, che pure era stata  rilevante  (la  rete
ferroviaria pass dai poco pi di 2.000 km del 1861 a 4.200 nel  1865,
6.007 nel 1870 e 7.670 nel 1875); il ricorso al prestito pubblico e le
imposte  sui  redditi  avevano  infine limitato  la  disponibilit  di
capitale  per  gli  investimenti. Lo sviluppo  industriale,  pertanto,
risult frenato.
     Determinante ai fini dell'andamento economico nazionale fu  anche
l'adozione  di  una politica doganale liberoscambista, in  conseguenza
della  quale la produzione nazionale si trov esposta alla concorrenza
straniera.  Particolarmente  svantaggiate  ne  uscirono  le  industrie
siderurgiche  e  meccaniche, perch pi arretrate:  gran  parte  delle
opere  pubbliche del regno vennero infatti realizzate con l'intervento
di capitali e industrie straniere.
     La  politica  economica  della Destra  ebbe  come  effetto  anche
l'accentuazione del divario tra nord e sud. L'unificazione del mercato
e  la  liberalizzazione degli scambi provocarono il fallimento di gran
parte  delle  poche  industrie esistenti nel  meridione,  incapaci  di
sostenere la concorrenza delle pi sviluppate imprese settentrionali e
straniere. Il prelievo fiscale, assai pi pesante di quello  praticato
dai   governi  degli  stati  preunitari,  unito  all'introduzione  del
servizio militare obbligatorio, che toglieva braccia per il lavoro dei
campi,  fecero  peggiorare  le gi misere  condizioni  di  vita  delle
popolazioni  meridionali. Da questo profondo disagio ebbe  origine  il
brigantaggio,  un vasto fenomeno di rivolta sociale contro  lo  stato,
che fu represso con durissimi interventi militari, decisi dal governo,
grazie  anche  all'appoggio  dei grandi proprietari  terrieri.  Questi
ultimi,  infatti,  sostenevano la politica  fiscale  governativa,  che
colpiva  pi  i  consumi e i redditi da capitale che i beni  fondiari,
erano  accesi fautori del liberoscambismo, che favoriva l'esportazione
di  prodotti  agrari,  approvavano l'unificazione  del  mercato  e  la
vendita delle terre demaniali. Cos tenacemente controllata dai grandi
proprietari terrieri, l'economia meridionale fin per restare ancorata
alla tradizione, arretrata nei metodi e statica nei rapporti sociali.
